Colli Orvietani – L’Orvietano. Vecchia Storia e storie nuove

Il percorso

Ed ecco, infine, le terre dove il paesaggio umbro, che continua a “truccarsi” con i colori verde-argentei degli olivi, s’immedesima totalmente con il sacro corso d’acqua, villaggio globale di vita. Ecco le terre del Parco Fluviale del Tevere, uno dei sette parchi regionali dell’Umbria, dove scorre la storia, si fa sostanza l’anima e acuta la coscienza in un mirabile alternarsi di natura e arte. Fino ad Orvieto,  la città sulla rupe di tufo dove svettano palazzi, torri e chiese, tra cui il Duomo di sconvolgente bellezza. Orvieto, città sacra agli Etruschi, magica fusione tra assoluto rigore e spericolata fantasia, tra esprit de géométrie ed esprit de finesse, raziocinio ed intuito.

Di lì a poco Montegabbione, uno dei tanti borghi della zona d’incontaminata purezza paesaggistica, oltre che d’immenso spessore storico e culturale. Eppure, con una marcia in più rispetto agli altri: una presenza da far rimanere folgorati, uno sfoggio di fantasia architettonica e di profondità ideale senza uguali. È la Scarzuola, antico convento in cima a una collina – fondato nel 1218 da San Francesco, che qui fece scaturire una sorgente d’acqua ancora esistente – dove si trova un affresco della prima metà del XIII secolo, uno dei primi ritratti del Santo in levitazione. Ma i miracoli non finiscono qui. Il complesso, infatti, fu acquistato nel 1957 dall’architetto milanese Tommaso Buzzi che qui voleva fondare la sua “città ideale”. Un affascinante quanto complicato insieme di elementi architettonici, simbolici e scenografici. Creatura di pietra che appare come una bizzarra e sconvolgente cittadella in  tufo, somigliante ad un  insieme di castelli di sabbia, costituita da sette teatri, scenografie artificiali e naturali, edifici e monumenti d’incredibile complessità e di straordinaria immaginazione che portano impressi strani motti, monogrammi e simboli. Forse il suo fine è proprio quello di rappresentare l’elevazione dell’Uomo, perpetuando così il messaggio di San Francesco. Il Santo “poverello” che da quest’Umbria “vella, ripiena de splennore, de mistica vontà, de pace e amore”, adorna di olivi e viti che rendono inconfondibile il suo paesaggio, irradia in ogni dove la luce della speranza.

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